Descrizione
A volte ti senti come un alieno che è atterrato da qualche parte con la sua astronave, ma non sa dove, perché e come. I due bambini protagonisti di questa storia si sentono così: hanno appena traslocato, con loro ci sono la mamma e il cane King, ma non il papà. Li seguiamo nella loro nuova vita, sempre uniti da un affetto indissolubile e da quella sensazione di onnipotenza che è anche un mantra per darsi forza e resistere. Dove sarà il papà? Quando arriverà? Se mai ritornerà? Insieme al senso di perdita c’è tanto calore, i due bambini rappresentano la forza e l’indomito ottimismo. Niente è impossibile per loro. Età di lettura: da 4 anni.
Per la prima volta in Italia Eva Lindström, autrice e illustratrice che ha rivoluzionato il picture book Il primo titolo di un progetto pluriennale, con una grande mostra a Bologna nel 2026 Immaginazione, perdita, forza degli affetti e speranza tra le tematiche di questo toccante e ironico albo Una perfetta introduzione all’universo visivo e poetico di Lindström
RECENSIONE LETTURA CANDITA: Penseremo mai abbastanza all’attività esplorativa a cui deve essere disposto il cervello bambino? Quanta la fiducia necessaria per avere a che fare con il mistero? Ci siamo passati tutti, eppure è sempre bene ricordare l’ebrezza che accompagna la rilevazione della quotidiana meraviglia, specie perché crescendo, poi, è proprio quest’ultima quella che si tende a dimenticare. Infanzia non è solo, (come etimologia vuole), quel lasso di tempo che si contraddistingue per l’incapacità di produrre favella, ma anche, in dimensione più ampia e metaforica, la condizione di chi non conosce i termini e la nominazione del contesto: tutti quelli che arrivano sono nuovi e ignari, di sé, degli altri, del mondo, e devono procedere con una attività di misurazione che a pensarci ha dell’inverosimile. I bambini ce la fanno sempre. Ma come? In Niente è impossibile per noi, Eva Lindström decide di porre l’attenzione sul concetto di estraneità e di spaesamento, tenendosi ben stretto quello limitrofo di assenza. Del resto quando si arriva in un posto nuovo è naturale avere nostalgia di quello che si è lasciato… Il fatto esplicito è un trasloco. Opportunamente dotati di uno stretto cappuccio, i due bambini che atterrano nel nuovo quartiere non paiono affatto turbati da tutta la novità che si dispiega davanti ai loro passi. La attraversano ben sapendo di non appartenere del tutto a questo (nuovo) mondo e anzi, ricavano proprio da questa consapevolezza la baldanza necessaria per mantenersi imperturbabili. Accompagnati dal fedelissimo cane King, i due fratelli attraversano stanze disadorne, cortili desolati, accumuli di pacchi semiaperti, nella convinzione di essere comunque perfetti. Tuttavia, mentre si ambientano, mantengono l’occhio vigile per individuare in mezzo agli altri la figura del papà. Questo rapporto con l’assenza, nel giro di poche tavole, assume la dimensione del sentore istintivo che i bambini possono avere del sacro: l’appartenenza a qualcosa di più grande e trascendentale. Interessantissimo in questo senso è il registro linguistico scelto, capace di restituire quel sottile nonsense, non privo di effetti comici e stranianti, a cui si può assistere ascoltando un bambino impegnato nella propria personale attività di catalogazione del mondo. Queste pagine sono capaci di restituire il turbamento che si prova al cospetto del mistero che riverbera, talvolta, negli spazi sconosciuti e imperscrutabili del pensiero bambino. Luoghi in cui è l’adulto a essere estraneo pur non capacitandosene mai…
